Il primo passo: come effettuare correttamente la diagnosi?
La comparsa di segni clinici può indicare che esiste un problema, ma non dobbiamo basarci solo su questo. La raccomandazione di Laura è di eseguire sempre una diagnosi di laboratorio per rilevare il patogeno.
La conferma del patogeno in laboratorio è cruciale
Esistono varie tecniche; la più raccomandata è la PCR, che ci consente di confermare la presenza di Chlamydia. Si può eseguire anche la sierologia, che ci fornisce informazioni sulla circolazione nel gregge.
Passaggi per un corretto campionamento:
– Identificare gli aborti
– Raccogliere le placente. Se non ci sono, raccoglieremo i feti
– In assenza di entrambi, prelevare un tampone vaginale da animali che sospettiamo abbiano abortito.
– Se possiamo eseguire solo la sierologia, preferibilmente va fatta su animali che hanno abortito di recente, perché si verifica un aumento degli anticorpi.
Effettuare un buon campionamento è essenziale per ottenere una diagnosi corretta.
Immaginiamo di trovarci di fronte a un focolaio: cosa dobbiamo fare?
Per Laura, la prima cosa sono le misure di biosicurezza.
Le placente e i feti devono essere eliminati rapidamente, quindi inceneriti o interrati. Successivamente, bisogna disinfettare l’area e isolare gli animali colpiti.
Inoltre, si deve procedere ad inviare al laboratorio i campioni menzionati in precedenza.

E se riceviamo una diagnosi positiva?
Dobbiamo rafforzare la biosicurezza, soprattutto per proteggere la rimonta, ipoteticamente sana. A questo punto, la vaccinazione è cruciale: bisogna aumentare l’immunità del gregge.
L’ideale è vaccinare tutto il gregge affinché sia protetto.
La vaccinazione è importante per ridurre il numero di aborti, ma anche per ridurre l’escrezione, che, come abbiamo visto, è il punto chiave per controllare la malattia.

In campo sorgono dubbi sull’uso degli antibiotici. Cosa ci puoi dire su questo tema?
Nei casi di focolaio, sono utili per ridurre il numero di aborti, poiché riducono la moltiplicazione del batterio nella placenta.
Tuttavia, questo trattamento è utile solo per un periodo di tempo limitato.
Gli antibiotici non eliminano l’infezione; gli animali rimarranno infetti e potranno abortire l’anno successivo.
Inoltre, dobbiamo tenere in considerazione il rischio di causare delle resistenze antimicrobiche, che rappresentano un problema di salute globale.
I vaccini sono disponibili sul mercato da anni: perché continuano a esserci problemi?
La Chlamydia può essere nascosta nel gregge; in altre parole, gli animali possono essere infetti e non mostrare segni.
Inoltre, essendo un patogeno intracellulare, la risposta immunitaria varia da un animale all’altro. Per questo motivo, è importante seguire correttamente il protocollo vaccinale.
La vaccinazione deve essere combinata con misure di biosicurezza
Quali allevamenti dovrebbero prendere in considerazione la vaccinazione?
La malattia è endemica, quindi tutti gli allevamenti sono a rischio di infezione.
In alcuni casi, per esempio se si acquistano animali o si condivide il pascolo, si dovrebbe sempre considerare la vaccinazione.
Articolo scritto da:
Tania Perálvarez Puerta. Global Product Manager, HIPRA.


